incertezza-futuro

Perché l’incertezza del futuro è solo una paura irrazionale (e come combatterla)

Se pensi sempre che “si stava meglio quando si stava peggio” e vivi con la costante preoccupazione e incertezza che ogni giorno possa accadere qualcosa a te o ai tuoi investimenti, questo articolo fa al caso tuo.

Quando si parla di investimenti sui giornali (o, in generale, del contesto economico), noto una costante.

“La svalutazione se li mangia vivi, gli investimenti sono insicuri o poco redditizi, l’oro è alle stelle, le case costano troppo, la Borsa delude: cerchiamo però di difendere QUESTI POVERI RISPARMI”.

Dimmi ora se questo titolo di giornale (del Giornale di Montanelli) datato 24 novembre 1979 (e rubato dalla bacheca di Marco Liera), non è UGUALE ai titoli che ogni giorno vedi pubblicati sui quotidiani odierni.

Niente di nuovo. Corsi e ricorsi storici.

Ma ogni volta, sembra sempre che certe preoccupazioni non siano mai esistite prima. Non è vero?

Viviamo in un’epoca difficile?

Quando pensi di vivere in un’epoca strana, imprevedibile, complessa, inestricabile, incomprensibile, difficile, incerta… questo è vero!

Ma così come lo è stato qualunque periodo storico, senza eccezione alcuna.

Ogni epoca e ogni periodo storico ha avuto le proprie sfide, che venivano considerate mai viste prima e quasi insormontabili dai contemporanei.

Nel presente, nella contemporaneità, l’essere umano è infatti afflitto dall’incertezza del futuro.

Non sa cosa succederà, e questo è preoccupante.

Ti svelo una cosa.

Se sei preoccupato per i tuoi risparmi, sei preoccupato come lo sono sempre stati tutti, in ogni epoca storica.

Affronta la preoccupazione (che deriva dall’incertezza) senza fartene sopraffare.

Altrimenti diventa una condanna, possedere, proteggere e investire questi quattro soldi.

(NB: TUTTI abbiamo/avete 4 soldi, a meno che non vi possiate permettere di comprare senza battere ciglio il Patek Philippe Grandmaster Chime ref. 6300A, l’orologio più costoso del mondo che è stato battuto qualche mese fa all’asta per 31 milioni di dollari).

Il bias della “Rosy Retrospection”

Poi, quando il presente diventa passato, è facile trovare spiegazioni su “ciò che è stato”.

“Vabbè dai, era facile prevedere la crisi del 2008, le Borse erano ai massimi, le valutazioni tirate, l’eccesso di credito era visibile…dai…”

Queste cose le trovi scritte davvero qua e là, e “laggente” non capisce neppure dell’idiozia di cui si sta macchiando.

Ma succede un’altra cosa magica, nella nostra testa.

Quando il presente diventa passato, non solo siamo bravissimi a spiegare cos’è successo (hindsight bias, o “bias del senno di poi“), ma quando il passato diventa passato remoto, lontano nel tempo e nei ricordi…

TUTTO DIVENTA BELLISSIMO.

OGGI sappiamo che alcune epoche storiche avevano un grado di “complessità” inferiore (ma non erano immuni da rischi, ovviamente).

Pensa agli anni ’70, dove magari il lavoro, il reddito, la pensione, comprarsi casa e altre cose oggi più “precarie” non erano un problema.

Ma queste sono comunque cose che sappiamo OGGI, che stiamo leggendo e interpretando oggi, con gli occhi di chi sa già come finisce la storia.

Perché chi stava vivendo questi anni in modo attivo, sul momento era COMUNQUE preoccupato.

Poiché le incognite e le incertezze non mancavano.

(Per citarne due o tre: la minaccia nucleare, le crisi petrolifere, il terrorismo politico e gli anni di piombo, l’inflazione stessa)

Questa particolarità del nostro modo di ragionare e di pensare (non voglio chiamarlo più errore, né distorsione, siamo fatti così e basta), prende il nome di Rosy Retrospection (o “ottimismo retrospettivo”, o “rosea retrospezione”).

“Si stava meglio quando si stava peggio” oppure addirittura “Quando c’era lui i treni partivano in orario” sono detti popolari riconducibili a questo schema di pensiero.

Qual è la soluzione per risolvere la paura del futuro?

Conoscere come funziona la nostra mente, e come ci rappresenta il passato, il presente e il futuro, è a mio avviso l’unico modo per affrontare il futuro con mentalità e attitudine corretta.

Senza vittimismo, senza ansia da incertezza futura, senza ricercare garanzie dove non esistono, senza esaltazione del passato.

Semplicemente facendo il meglio possibile e ricercando le soluzioni migliori possibili per navigare la contemporaneità.

Contemporaneità che, è bene ricordarlo, è l’unico Tempo in cui possiamo vivere.

Ti sembra una visione triste e pessimista?

In realtà tutt’altro, e ti spiego meglio perché.

Le conquiste dell’ultimo decennio

Vorrei invitarti a fare una riflessione.

Siamo agli inizi del 2020, e si è appena concluso un decennio.

Un decennio molto importante, sotto tanti punti di vista.

E per quanto, come dicevamo prima, ci troviamo in un’ epoca complessa, con le sue incertezze come sempre accaduto nella storia…

Viviamo comunque nell’epoca migliore che l’essere umano abbia mai vissuto.

Queste sono un po’ di statistiche (con fonti citate e verificate) sul decennio che si è da poco concluso.

In particolare, 10 statistiche che attestano come quello trascorso sia stato un decennio straordinario sotto moltissimi punti di vista.

Aumento di ricchezza, dimezzamento della povertà assoluta, diffusione dei diritti civili, aspettativa di vita aumentata, maggiore uso delle energie rinnovabili, mortalità infantile ridotta, e così via.

Questo è un messaggio che non va dimenticato.

Dalla “Rosea Retrospezione” al “Realismo Ottimista”

Questo è ciò che definisco realismo ottimista, e questi sono i fatti.

Ma ci fosse una volta che questo viene ricordato correttamente.

Dall’altra parte, c’è invece la propaganda dei centri politici e statali (anti-capitalisti per definizione), che puntano a seminare malumore, paura e incertezza (con l’aiuto dei media, of course), per poter continuare a giustificare la propria esistenza.

Creare un problema, un nemico, per vendere una soluzione, è una tattica manipolativa vecchia e che funziona molto bene.

Può essere attraverso la proposta di nazionalizzazioni e pianificazione economica statale, per combattere il nemico capitalista.

Attraverso la promessa di protezione dagli immigrati invasori, colpevoli della vostra disoccupazione.

Attraverso la promessa di un reddito minimo, per combattere le multinazionali che hanno rubato il lavoro.

Attraverso la promessa di un lavoro, per combattere immigrati, multinazionali, Soros e l’Unione Europea.

Attraverso la promessa di tassare i ricchi, colpevoli della vostra povertà.

Attraverso la promessa di mettere in piazza e impiccare gli evasori, colpevoli dei servizi pubblici insufficienti o della tassazione elevata.

Attraverso la promessa di farsi valere a livello internazionale contro i paesi nemici, per propagandare l’ideale di grande Patria guidata da uomo forte.

Cambia la forma delle promesse, a seconda del tempo, dell’area geografica e del target di scontenti che si vuole colpire, ma non cambia la sostanza della manipolazione politica.

La mia risposta a chi si piange addosso

Io ho deciso di non crederci più, tanti anni fa.

Ho deciso che non sarà certo un giornale e men che meno un personaggio politico a decidere sulla mia vita, e neppure a influenzarla.

Ho deciso di prendermi tutta la responsabilità individuale, sia del successo che del fallimento.

Consapevole del fatto di vivere:

  • nella parte giusta del mondo

  • nell’epoca giusta della storia

  • senza menomazioni fisiche e cerebrali particolari.

Le condizioni di partenza sono le migliori possibili, e non erano certo queste sino a solo 20 anni fa.

Che non significa che è e sarà il paese della cuccagna per tutti e per sempre.

Non ho mai detto di essere stupidamente euforici o di vivere nel mondo dei minipony.

Ti sembro uno che non ha ben chiaro in mente quali siano le difficoltà, i problemi, i rischi, gli insuccessi e i fallimenti? O che non sappia che ci sono cose che non funzionano?

Ma tutto questo significa semplicemente che le condizioni di partenza, nonché la potenziale “vincita”, sono sempre migliori.

Poi c’è comunque da giocarsela, ovviamente.

Ma un conto è giocarsela con il pensiero di essere dei perseguitati sfortunati e vessati (dal capitale, da Bezos, da Juncker, da Trump, dall’euro ecc…).

Un conto è giocarsela con il pensiero di essere grati anche solo per il fatto di averne avuto l’opportunità.

Opportunità che, come ho sempre ribadito, è qui nel presente.

Qui, ed ora. Per tutti.

Alla tua sicurezza e prosperità finanziaria,

Luca

di Luca Lixi

Fondatore e CEO di Lixi Invest

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