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Il punto sulla tua finanza personale, tra scenari distopici ed eventi reali

Matteo Cadei
Matteo Cadei
Financial Analyst di Lixi Invest

Tabella dei Contenuti

In questo periodo stiamo vivendo degli eventi che sembrano tratti da un romanzo distopico: virus, quarantene, libertà costituzionali ridotte. Tutto questo ha già innescato una crisi sanitaria ed economica, che ben presto potrebbe trasformarsi in crisi politica. In questo articolo, tratto da un approfondimento che ho pubblicato sul The LiX Times, il mensile riservato ai clienti di The LiX-Files, provo a ipotizzare degli scenari volutamente distopici per testare quanto la tua personale situazione finanziaria sia sotto controllo. Buona lettura!

Hai mai letto il romanzo distopico di Ayn Rand: “La rivolta di Atlante (“Atlas Shrugged”)?

Se non lo hai mai letto voglio raccontarti brevemente la trama perché gli eventi di questo periodo mi hanno fatto tornare in mente la storia di questo libro.

In un futuro imprecisato, all’interno di una realtà distopica fortemente statalizzata, il mondo è soggetto alla più grande crisi economica della storia: la disoccupazione è galoppante e le rivolte sono all’ordine del giorno.

Le Nazioni decidono di rimediare a tutto ciò mediante misure che mirano esclusivamente ad aumentare il controllo dello Stato sui cittadini.

Parallelamente, negli USA, Dagny Taggart, una giovane imprenditrice, vicepresidente di una società di ferrovie, la Taggart Transcontinental, lotta costantemente contro la crisi per mantenere in piedi l’azienda del padre.

Dagny inizia a riscontrare alcuni cambiamenti nel mondo imprenditoriale, da lei conosciuto e frequentato, che la lasceranno sconvolta; fra le altre cose scopre che molte delle personalità imprenditoriali più innovatrici della società iniziano misteriosamente a scomparire.

Nel frattempo, con l’avanzare della crisi economica e l’aumento della pressione statale, fra la gente inizia a diffondersi uno strano slogan: Who is John Galt? (Chi è John Galt?).

Questa espressione viene ripetuta, quasi in modo sarcastico, come risposta ogni qual volta viene posto un interrogativo su un argomento importante e difficile.

Durante la sua ricerca della verità e dopo varie vicissitudini, Dagny arriva in una città misteriosa e futuristica, chiamata Galt’s Gulch (La gola di Galt).

Galt’s Gulch è nascosta dietro uno schermo che rifrange i raggi di luce, celando in questo modo ciò che vi è all’interno.

Dagny la descrive come una sorta di Atlantide.

Qui incontra finalmente John Galt, il misterioso uomo di cui la gente parla.

La protagonista viene così a conoscenza del piano di Galt e della sua filosofia di pensiero.

Galt promuove la prima forma di sciopero intellettuale che ha l’obiettivo di protestare contro coloro che usano la forza del diritto sociale e della colpa morale per “confiscare” il successo dei membri produttivi della società.

Quella di Galt è una sorta di battaglia in direzione libertaria e capitalista, che punta ad elevare l’individuo come completo proprietario delle proprie capacità.

Che cosa sta accadendo (e potrebbe accadere) in Italia e nel mondo

Come anticipato, questa lettura mi è tornata in mente, come un lampo a ciel sereno, per la grande similitudine con quello che sta succedendo ai giorni nostri.

Stiamo vivendo una situazione in cui la strategia (corretta dal punto di vista sanitario) del “distanziamento sociale “ potrebbe diventare un serio problema di unità nazionale. 

Siamo in Stato di emergenza. 

Ciò vuol dire che alcune parti della Costituzione sono sospese (prova ad argomentare sui tuoi diritti costituzionali con le forze dell’ordine) e alcune libertà fondamentali sono momentaneamente sospese (articolo 16, libertà di movimento; articolo 41, libertà economica).

In aggiunta, a causa del Coronavirus, dilagano paura e angoscia.

L’angoscia paralizza l’uomo perché rappresenta la paura senza nome, le cui cause e origini non sono immediatamente individuabili.

Dall’altra parte, nelle democrazie dell’emozione in cui viviamo, la paura ha travolto gran parte dell’élite politica, portando all’interruzione della vita economica e sociale in quasi tutto il mondo.

Gran parte d’Europa è ferma, ovunque gli esercizi commerciali sono chiusi e i consumi al palo.

Il divario tra nazioni si amplierà: dopo l’epidemia, i più forti saranno più forti e i più deboli più deboli.

In Italia il motto ora è “Lo Stato c’è!”.

Ora, non ti vengono in mente delle similitudini con il libro?

Anche lì il Mondo stava vivendo una grande crisi e le Nazioni hanno rimediato instaurando un regime contro la libera espressione e contro la libera impresa.

A me è venuta in mente anche un’altra similitudine, più atroce perché rappresenta un caso reale: quella con i regimi fascisti che hanno caratterizzato l’Europa nella prima metà del ‘900.

Se questo periodo di quarantena dovesse andare oltre, innescando una crisi economica di grandi dimensioni, è ragionevole aspettarsi una nuova ondata di antipolitica e populismo declinato in varie forme da Paese a Paese. 

La trappola della paura dispiegherà i suoi effetti.

Si rischia la catastrofe economica e sociale che potrebbe portare al collasso del Sistema:

  • La nostra società è basata sul consumo

  • Senza la possibilità di uscire non possiamo consumare, e senza il consumo non va avanti l’economia

  • Senza l’economia reale non si va lontano: la nostra Società rischia di rimanere impantanate nelle sabbie mobili

L’Italia si trova poi in una situazione particolarmente spiacevole.

Era già l’economia che cresceva di meno (se non rasente allo 0), con una classe media decimata da dieci anni di crisi (una vera ripresa non c’è mai stata), disoccupazione elevata, debito pubblico esagerato e un’élite politica debole e succube.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, qualche giorno fa, ha commentato così il momento: 

Con il decreto di chiusura, si pone una questione che dall’emergenza economica ci fa entrare nell’economia di guerra: il 70 per cento del tessuto produttivo italiano chiuderà; se il Pil è di 1800 miliardi all’anno vuol dire che produciamo 150 miliardi al mese e se chiudiamo il 70 per cento delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni 30 giorni.

Il governo pensa che la soluzione arriverà dall’Unione Europea. 

Se su la Repubblica c’è stato un intervento di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, che chiede scusa e dice “siamo con voi“, nei fatti l’Unione Europea non ha fatto niente per salvare l’Italia ma neanche per salvare se stessa. 

Facciamo il punto sulla tua personale situazione finanziaria

Anche se a me piacciono le letture sulle società distopiche non vuol dire che spero di vivere in una realtà simile, anzi.

Il motivo per cui ne ho parlato, risiede nella volontà di mettere in guardia i miei lettori (te compreso) da ogni possibile rischio.

Non credo si possa arrivare all’instaurazione di una dittatura, ma non do niente per certo.

Più realisticamente, invece, andremo incontro a una recessione che sarà direttamente proporzionale a quanti saranno i giorni di quarantena.

Questa situazione non possiamo controllarla.

Tuttavia ci sono delle cose su cui invece abbiamo il pieno controllo e io vorrei che tu ti concentrassi solamente su quelle.

Vediamo insieme quali sono.

  1. La tua personale situazione finanziaria è in ordine? Hai una riserva di denaro per le emergenze?

    Il denaro che è consigliabile tenere liquido per delle piccole emergenze (per le grandi ci sono le assicurazioni), è pari a circa 6 mesi del tuo stipendio netto se sei un dipendente o a 1 anno di introiti netti se sei un autonomo.

    (In questo articolo qui abbiamo visto come la liquidità sia l’arma segreta dell’investitore in tempo di crisi e non)

  2. Diversifica bene, ma ancor di più impara a decorrelare!

    Hai in portafoglio beni rifugio come l’oro?
    Sei sbilanciato su un singolo settore (come quello automobilistico)?
    Nel portafoglio sei pieno zeppo di Titoli di Stato?
    O magari il tuo portafoglio è ben diversificato ma tutti i Titoli esportano in Cina (o in un altro singolo Stato)?

  3. Non farti spaventare dalla possibile recessione

    Perché non sarà la prima e nemmeno l’ultima.

    Quella che è avvenuta nel 2008 è l’esempio perfetto.

    Il Mondo (soprattutto quello finanziario) sembrava ormai destinato a scomparire.

    Aziende che chiudevano e alto tasso di disoccupazione.

    Da lì è nato uno dei più grandi bull market della storia (come puoi vedere dal grafico qui sotto).

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