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La pericolosa incomprensione sui fondi a gestione passiva

Oggi, anche in Italia, tutti coloro che hanno dei risparmi sono venuti a conoscenza dei “fondi passivi”, o “indicizzati” o a “gestione passiva”. Ti ho già ampiamente dimostrato, sia negli articoli del blog, sia all’interno del gruppo Facebook Wikilix, la schiacciante superiorità dei fondi passivi (o ETF) rispetto ai fondi attivi. Oggi, invece, voglio sgomberare il campo da una terribile incomprensione che circonda i fondi passivi.

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Investire in fondi passivi non vuol dire essere investitori passivi

Penso che il termine “investimenti passivi”, ossia gli ETF, sia stato coniato dall’industria finanziaria tradizionale, che vende invece “fondi attivi”, “a gestione attiva” e così via.

Spiego brevemente qual è la differenza tra queste due tipologie di investimenti:

  • nel caso dell’ETF, o fondo passivo, l’investitore investe su un fondo composto da tutte le azioni-obbligazioni necessarie per replicare l’andamento di un determinato mercato (per esempio S&P, MSCI World, tutti gli indici obbligazionari, ecc.);

  • nel caso del fondo comune di investimento, o fondo attivo, invece, l’investitore investe su un fondo composto da azioni-obbligazioni a discrezione del gestore del fondo, che decide cosa, quanto e quando comprare (o vendere).

Capisco l’appeal che i fondi attivi possono avere agli occhi dell’investitore inesperto. 

Se non fossi un professionista del settore, anche io probabilmente cederei al canto delle sirene di una grande e prestigiosa società di gestione, dove avrei un team di professionisti al mio servizio, il cui scopo sarebbe quello di battere il mercato comprando e vendendo strumenti finanziari. 

Lo capisco, davvero. 

Infatti sono ancora queste le leve commerciali che vengono usate dai grandi fondi per collocare e promuovere costosi e inefficienti fondi comuni. 

O peggio, le polizze vita e le gestioni patrimoniali che fanno da contenitore a fondi comuni d’investimento a gestione attiva. 

Non mi stancherò mai di ripeterlo: sono solo fandonie commerciali

Specchietti per le allodole. 

Perchè è ampiamente e solidamente dimostrato – dati, studi e ricerche alla mano – che nessun fondo d’investimento è in grado di battere con costanza il proprio benchmark nel lungo periodo

Non mi stupisco, pertanto, quando leggo di certi personaggi che dipingono l’investimento in ETF come una scelta passiva per indolenti, per persone non sufficientemente educate finanziariamente, per gente che si accontenta del rendimento di mercato. 

Perché questa è parte di una campagna deliberatamente denigratoria nei confronti di scelte e strategie di investimento che non fanno guadagnare proprio questi personaggi

Perché ogni euro che non fluisce all’interno di un fondo a gestione attiva, è un euro su cui non possono lucrare una costosa commissione d’entrata e di gestione. 

Addirittura, il leggendario John Bogle, padre degli ETF, venne tacciato di essere “anticapitalista” e “antiamericano” quando fondò la sua società, la Vanguard.

Egli sosteneva che il miglior modo di guadagnare nel lungo termine fosse investire su fondi di investimento passivi ben diversificati e a basso costo. 

La sua impresa venne definita la “follia di Bogle” e percepita come una minaccia all’innato spirito competitivo americano. 

Credere a queste “opinioni” – marchiate da un enorme conflitto di interessisignifica non aver capito nulla di come funziona il mondo degli investimenti

Significa, al contrario, essere annoverati tra i risparmiatori meno sofisticati, evoluti e più creduloni che si possano immaginare.

Perché la tanto vituperata gestione passiva è in realtà, attualmente, la scelta più efficiente che un risparmiatore possa fare. 

Foglie

L’unico investimento realmente passivo

Esiste un unico caso di gestione veramente passiva.

Quello di un investitore che, alla nascita, investe tutto il suo patrimonio su un ipotetico fondo di investimento che racchiude tutti i mercati del mondo (azionari, obbligazionari, materie prime, ecc.) e in tutte le valute esistenti.

E che, nel corso della sua vita, non fa assolutamente nulla.

Non fa ulteriori versamenti. 

Non vende mai.

Non cambia investimenti. 

Non ribilancia. 

Non fa assolutamente NULLA. 

E continua a non fare assolutamente nulla fino al giorno della sua morte. 

Gli unici eventi che cambiano il suo patrimonio, anche solo nella sua titolarità, sono la nascita e la morte. 

Due eventi tendenzialmente involontari. 

Questa è l’unica vera gestione passiva.

Tecnicamente possibile, ma statisticamente irrilevante. 

Sarai d’accordo con me quando dico che non ha alcun senso associare l’investimento in strumenti passivi a una gestione passiva, come quella che ti ho appena spiegato.

Sono due mondi completamente diversi. 

È un’associazione palesemente sbagliata

Frutto di ignoranza, o peggio, dettata da un interesse non allineato ai tuoi interessi. 

Un investitore intelligente e consapevole come dovresti essere tu, non è per nulla un investitore passivo, anche se investe in ETF. 

Perché, al contrario, un investitore intelligente che costruisce una corretta strategia di pianificazione finanziaria, deve effettuare tantissime scelte

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Le scelte attive che ogni investitore deve fare

Il processo di pianificazione finanziaria e d’investimento è quanto di meno passivo possa esistere

Decidere se investire o meno è una decisione attiva in tutto e per tutto (qui ti ho già spiegato come la liquidità sia il peggior investimento che tu possa fare). 

Ma decidere se investire o meno è solo la prima di una lunga sfilza di scelte che devi compiere:

 

  • Quanto investire? 

  • Quanto tenere liquido? 

  • Come assicurarsi? 

  • Quanto risparmiare? 

  • Quanto tenere da parte per le emergenze?

  • C’è uno sbilanciamento tra entrate ed uscite mensili/annuali? 

  • Il mio patrimonio complessivo è sufficientemente diversificato? 

  • Quali sono gli obiettivi d’investimento personali? 

  • Quanti soldi destinare ad un obiettivo d’investimento? 

  • Con quale orizzonte temporale? 

  • Con quale grado di rischio? 

  • Quanto azionario detenere all’interno dei portafogli? 

  • E nel portafoglio complessivo? 

  • Come iniziare a investire? Investo tutto o gradualmente? 

  • Ogni quanto ribilanciare? 

  • Come finire? Cosa faccio quando sono prossimo al raggiungimento dell’obiettivo e mi servono i soldi? 
  • Detenere asset più speculativi o no?


Rispondere a queste domande implica prendere delle decisioni, fare delle scelte. 

È su queste questioni che occorre essere ATTIVI e PROATTIVI perché sono le decisioni che formeranno il tuo futuro finanziario.

Queste sono le domande e le decisioni su cui devi riflettere e su cui devi costruire la tua strategia.

Perché sono queste scelte che faranno tutta la differenza del mondo.

E nessuno meglio di te può trovare risposte corrette a queste domande.  

Non puoi e non devi delegare a qualcun altro la decisione su quanto risparmiare, o su quali sono i tuoi obiettivi di investimento, ovvero i tuoi obiettivi di vita. 

I buoni professionisti ti aiutano a porti le domande giuste, non ti mettono in bocca le risposte.

Il problema della “gestione attiva” è che non ha nulla di ATTIVO e di PROATTIVO dove serve.

L’unica “attività” è quella di comprare e vendere strumenti finanziari sulla base della discrezionalità di un’altra persona (il gestore) e in base alla sua visione di economia e mercato.

In sintesi, il rischio invisibile è quindi quello di: 

  • ESSERE PASSIVI nella pianificazione, dando i soldi alla banca o al promotore o a chi per essi con il mandato di “fai tu che io non capisco nulla, e poi sei tu l’esperto”;

  • ESSERE ATTIVI con gli strumenti (fondi, polizze, gestioni), che nel lungo termine ti daranno sicuramente un rendimento inferiore al proprio ETF di pari categoria, senza peraltro garantirti minori oscillazioni in fasi di mercato ribassiste.

Il consiglio, al contrario, è quindi quello di:

  • ESSERE ATTIVI nella pianificazione, sulle scelte davvero importanti. Che sono già tante, occorre rifletterci e lavorarci sopra;

  • ESSERE PASSIVI con gli strumenti (ETF) ovvero lasciare che il mercato ti porti tutto il rendimento che ti meriti senza rischiare di perderne alcunché per colpa dei costi o delle fantasiose strategie di gestione di un più o meno anonimo gestore di fondo comune.

“Eh, ma una volta compiute queste scelte non devo fare più niente? Che noia gli ETF!” 

A parte il fatto che il processo d’investimento è appunto, un processo, non finisce mai. 

Non prendi determinate decisioni e poi te ne dimentichi per sempre. 

Inoltre, la verità è che investire deve essere noioso

È un gioco di temperamento, di pazienza, di strategia. 

Il problema è che la noia rischia di essere mal sopportata per un certo periodo, sino al momento in cui si esplode e non la si sopporta più. 

E si va a compensare la noia con una reazione contraria: la ricerca di emozioni forti. 

Che possono letteralmente distruggere i tuoi investimenti. 

Come ti ho già spiegato, la soluzione sta nel trovare il giusto equilibrio

Che tradotto significa abbinare al portafoglio di investimento noioso, diversificato e di lungo termine, un portafoglio speculativo con una quota marginale del proprio patrimonio per cercare attivamente l’azione o le azioni che, con la loro crescita elevata, possano dare vigore e colore a tutta la propria strategia d’investimento

In Lixi Tradix, la membership riservata agli investitori che vogliono investire in singole azioni, facciamo esattamente questo. 

Combattiamo la monotonia di un investimento di lungo termine e ben diversificato investendo per obiettivi speculativi di breve termine per dare un po’ di movimento, vivacità e verve al portafoglio complessivo.

Alla tua sicurezza e prosperità finanziaria,

Luca

di Luca Lixi

Fondatore e CEO di Lixi Invest

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