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Perché gli ETF sono i Chicago Bulls degli investimenti

Luca Lixi
Luca Lixi
Fondatore e CEO di Lixi Invest

Tabella dei Contenuti

Più e più volte all’interno del gruppo Facebook WikiLixi ho spiegato perché gli ETF sono lo strumento finanziario più efficiente per l’investitore privato. Tuttavia, con questo articolo, voglio provare a spiegartelo in modo più approfondito attraverso un’analogia a cui sono “sentimentalmente” molto legato (e che dal titolo avrai già sicuramente intuito). Buona lettura!

In questi giorni mi sono messo a guardare su Netflix il nuovo documentario dal titolo “The Last Dance”.

(Per farlo mi sono dovuto pure riabbonare a Netflix, ma da azionista sono peraltro contento di investire quei 12 euro).

Il documentario narra la fine dell’epopea sportiva dei Chicago Bulls di Michael Jordan, che hanno dominato la lega professionistica di basket in USA (NBA) per tutti gli anni ’90.

Lasciando perdere l’aspetto sportivo ed emotivo per il sottoscritto, che con questa roba ci è cresciuto prima di appendere le Nike al chiodo e parlare solo di finanza personale, mi è venuta in mente un’analogia tra il basket e gli investimenti, per spiegare perché i fondi indicizzati (gli ETF) sono attualmente lo strumento finanziario più efficiente per un investitore privato.

I Chicago Bulls come l’S&P 500

Immagina un indice azionario, l’S&P 500 per esempio, come se fosse una squadra. 

Una squadra vincente nel suo complesso. 

Come i Chicago Bulls di Michael Jordan.

All’interno della squadra, il talento dei giocatori (leggi: il rendimento delle azioni delle singole aziende) non è equidistribuito, ma si può riportare a una distribuzione normale (o bell curve, o gaussiana).

Che è quella che puoi vedere nel grafico qui sotto.

Senza entrare in dettagli statistici particolari, in buona sostanza, il talento dei singoli giocatori (e del rendimento delle azioni) si colloca, per la maggior parte, attorno al valore medio centrale.

Man mano che ci si allontano da questo valore medio, sia a destra che a sinistra, troviamo sempre meno giocatori (e azioni), i cui valori di talento (e rendimenti) si discostano da questo valore centrale.

Verso sinistra, troviamo quindi valori bassi di talento, sostanzialmente giocatori mezze pippe, un po’ brocchi.

I Jud Buechler, i Bill Wennington, i Jason Caffey, i Joe Kleine, i Jason Edwards, i Jack Haley.

Allo stesso modo, le azioni delle aziende che si trovano a sinistra, sono azioni che non stanno performando e hanno dunque rendimenti bassi rispetto al valore medio dell’indice.

Come puro esempio didattico, nell’immagine sopra, ho preso le azioni delle cosiddette aziende B.E.A.C.H., che in questo momento di emergenza economica e sanitaria sono in grossa difficoltà (compagnie aeree, petrolifero, abbigliamento, alberghiero, prenotazioni).

Sulla destra, troviamo invece valori alti di talento e di rendimento: i fuoriclasse.

I Michael Jordan, i Scottie Pippen, i Dennis Rodman.

E di conseguenza qui si concentrano le azioni che spostano ogni equilibrio e che da sole possono generare una larghissima fetta dei profitti degli investitori.

In mezzo, troviamo invece tutta una serie di giocatori nella media, che in base a quanto si alleneranno, quanto utili saranno alla squadra, quanto sfrutteranno le opportunità che gli verranno concesse, svolteranno la loro carriera verso l’alto o verso il basso (o meglio, verso destra o verso sinistra).

I Steve Kerr, Luc Longley, i Ron Harper, i Toni Kukoc, i John Paxson, i BJ Armstrong, i Bill Cartwright.

Allo stesso modo, troviamo qui tutte quelle azioni che sono nella media, e che attualmente non hanno fatto nè grandi exploit nè ribassi clamorosi.

La verità è questa: le prestazioni di una squadra, come le prestazione di un paniere di azioni, tendenzialmente vengono decise dalle code della distribuzione (tails), quindi dai valori maggiormente distanti rispetto alla media.

Il talento e la capacità di performare sotto pressione di Jordan, Pippen e Rodman è responsabile di una larga fetta dei titoli di campioni NBA vinti dai Bulls.

Allo stesso modo, i rendimenti ottenuti da Amazon, Google, Apple, Netflix e le altre azioni dominanti che hanno segnato un’era, rappresentano una larga fetta delle performance di tutto l’indice.

Le “long tails”, gli estremi, dominano il gioco.

Così gira il mondo.

E lo so cosa stai pensando.

“E perché non posso comprare SOLO i Michael Jordan, i Magic Johnson, i Larry Bird, i Lebron James, i Kobe Bryant, e lasciare gli altri i giocatori medi, quelli mediocri o quelli addirittura dannosi?”

No caro mio.

Tutti vorremmo fosse così, ma purtroppo non funziona così.

I motivi sono due:

  • Non puoi riconoscere i fuoriclasse a priori.
    All’inizio della sua carriera, Michael Jordan fu la TERZA SCELTA  assoluta dei Chicago Bulls. Prima di lui (e prima di altri grandi giocatori come Charles Barkley e John Stockton) venne scelto un certo Sam Bowie. Una pippa al sugo clamorosa che non superò i 10 punti di media e passò la sua carriera in infermeria per infortunio. Ma in quel momento, alcuni avevano previsto che Sam Bowie sarebbe stato un giocatore migliore di Michael Jordan. Previsione errata.


  • Non puoi fare a meno dei giocatori di contorno.
    Anche i giocatori medi possono essere utili e contribuire alla causa. Anche semplicemente per un concetto di diversificazione (magari sono più utili nella manciata di partite che i big non giocano per infortunio), o per un concetto di prudenza difensiva. Magari sono giocatori che performano in difesa, come le azioni anticicliche del farmaceutico, dell’alimentare, la difesa, i consumi. O giocatori affidabili, magari non atletici ed esplosivi ma esperti. Dei veterani.

A un indice azionario, come a una squadra di basket, può dunque essere applicata una sorta di legge di Pareto ampliata.

Il 20% dei giocatori/azioni genera l’80% delle performance.

Gli altri giocatori (e le altre azioni) sono invece responsabili di quel 20% della performance che serve proprio per compiere l’ultimo passo e vincere la partita.

Come costruire la tua squadra (di investimenti) vincente

Scusandomi per le imprecisioni statistiche (è una metafora dai) il concetto è questo: un indice azionario può essere considerato come una squadra.

I risultati di squadra derivano in larga parte dalla performance dei migliori.

Ma non si può prescindere dall’acquisto anche di giocatori più mediocri per ottenere la miglior performance possibile.

Questo è ciò che avviene in ogni squadra di qualsiasi sport, e questo è ciò che avviene anche all’interno degli indici azionari.

Ecco perché ritengo gli ETF, lo strumento più efficiente per i risparmiatori privati: quando compri un ETF, stai di fatto comprando l’intero indice (Chicago Bulls), ossia stai acquistando, in modo proporzionale, tutte le azioni che lo compongono (i fuoriclasse, i giocatori nella media e quelli scarsi).

Non solo.

Stai evitando il RISCHIO SPECIFICO delle singole azioni.

Ossia il rischio di pensare di aver acquistato il nuovo Michael Jordan.

E scoprire poi di aver acquistato il nuovo Sam Bowie.

Colui che fece questa scelta, il manager dei Portland Trail Blazers, viene ancora oggi ricordato tra le risate di scherno per l’errore commesso.

Vedi tu se vuoi essere ricordato così, o se vuoi invece essere annoverato tra gli investitori intelligenti e vincenti.

Certo, non basta acquistare un ETF per diventare un investitore di successo.

Perché per quanto efficienti, gli ETF sono solo uno strumento.

Uno strumento che deve essere peraltro inserito all’interno di una più ampia strategia di investimento.

Strategia di investimento che deve essere adeguatamente diversificata e costruita sulla base dei tuoi obiettivi e della tua situazione finanziaria.

Non hai la minima idea da dove partire?

Il mio consiglio è di iniziare dal mio webinar gratuito, dove ti spiego:

  • Come puoi guadagnare davvero dai tuoi investimenti

  • Perché è fondamentale avere una strategia di investimento

  • Quali sono i rischi maggiori che corri quando investi (e come evitarli)

Clicca qui e accedi al mio webinar gratuito.

P.S. E guardati la serie su Netflix che è una bomba anche per chi non è appassionato di basket!

Alla tua sicurezza e prosperità finanziaria,

Luca

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