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Perchè gli ETF NON sono una bolla

Lorenzo Brigatti
Lorenzo Brigatti
Behavioral Finance Editor e Product Manager di Lixi Invest

Tabella dei Contenuti

È vero che gli ETF sono una bolla e che sono un pericolo per gli investitori? La risposta veloce è no. La risposta lunga è questo articolo, in cui ti mostrerò nel dettaglio perchè questa affermazione è sbagliata e in malafede.

Gli ETF in Italia sono relativamente poco conosciuti, ma dal punto di vista costi/rendimenti sono uno dei migliori prodotti a disposizione di un investitore.

(Se non sai cos’è un ETF, ti consiglio di guardare questo webinar che ti spiegherà tutto per filo e per segno.)

Proprio perché sono strumenti innovativi che mettono in pericolo i profitti dell’industria finanziaria tradizionale, gli ETF sono criticati da money manager e da altri gestori attivi.

Tutti sono convinti che gli ETF siano una bolla destinata a scoppiare.

Uno dei più famosi è Michael Burry, l’investitore che ha previsto e fatto soldi dal crollo del mercato immobiliare statunitense del 2008.

Da allora Burry non ha più avuto molta fortuna, ma recentemente ha rilasciato un’intervista su Bloomberg in cui ha definito gli ETF come simili ai CDO, gli strumenti derivati che avevano causato l’ultima crisi finanziaria nel 2008.

Gli ETF sono solo una piccola parte dei soldi investiti

Tanto per cominciare, oggi gli ETF sono una minima parte dei soldi investiti su tutti i mercati finanziari.

Guarda questo grafico:

La vedi quella piccola freccia rossa? 

Ecco, quella rappresenta la percentuale degli ETF rispetto a tutti i soldi investiti sui mercati azionari. Poco più del 10%.

Anche volendo considerare la situazione a livello più generale, il risultato finale non cambia:

A livello globale ben il 73% degli asset sono gestiti in modo attivo, mentre solo il 27% è gestito in modo passivo (da ETF e Index Funds).

Verrebbe da dire che la vera bolla è la gestione attiva.

Come ha fatto notare un gestore intellettualmente più onesto, Josh Brown, la vera bolla è stata quella del risparmio gestito dal 1982 al 2000.

Durante quel periodo un gruppo di investitori professionisti non sempre all’altezza hanno ricevuto valanghe di soldi, spinti dalla nascita dei fondi pensione privati.

Non tutti sono stati necessariamente disonesti.

Gli investitori professionisti devono fare un’attenzione estrema al breve periodo e al rendimento del loro fondo rispetto al loro indice di riferimento (in gergo tecnico benchmark).

Quelli che facevano molto peggio, erano costretti a chiudere.

Per questa ragione, molti investitori professionisti si limitavano a copiare l’indice, facendo pagare costi di commissione molto alti (anche più di 10 volte rispetto ad un ETF).

Quello che sta succedendo oggi è solo un ritorno alla normalità, un mercato dove i clienti si rifiutano di pagare di più per un servizio peggiore e piano piano cominciano ad affidarsi agli ETF.

Ma siamo ben lontani da un dominio totale degli ETF sui mercati finanziari, la gestione attiva è ancora molto forte.

Uno strumento finanziario non causa una bolla

L’altra ragione per cui gli ETF non sono una bolla che non può scoppiare è che sono solo uno strumento finanziario.

Mi spiego meglio: le grandi bolle finanziarie nascono quando ci sono un sacco di compratori entusiasti che fanno salire i prezzi sempre più in alto.

Durante la bolla tecnologica del 2000 (quella di Tiscali per capirci), molti investitori affascinati da internet hanno comprato azioni tecnologiche a qualsiasi prezzo.

La convinzione che comprare queste azioni avrebbe reso tutti ricchi ha pompato la bolla, non gli strumenti che sono stati utilizzati per comprare le azioni.

Infatti gli investitori sono entrati sul Nasdaq sia comprando azioni singole, che fondi di investimento, ETF, o derivati.

Quando si parla di bolle lo strumento non è importante, ma è l’asset class (il “prodotto finale” o il sottostante) che è importante.

Gli ETF investono sia in azioni, che in obbligazioni, che in materie prime, private equity ed altro.

Non possono quindi formare una bolla da soli, visto che investono in asset molto diversi l’uno dall’altro.

E anche se prendiamo gli ETF che investono solo in indici predefiniti (come il Nasdaq), parlare di bolla è sbagliato dato che esistono ETF in grado di farti scommettere contro gli stessi indici, ad esempio andando short.

Non solo.

Quando arriva un momento di panico, in base a quale strana regola se qualcuno ha investito in un fondo attivo resisterà eroicamente alla tempesta finanziaria in corso?

Le crisi vengono innescate quando c’è un eccesso di azioni vendute, non quando c’è troppa gente che compra ETF che copiano il mercato.

Non importa cosa hanno comprato, se vendono il mercato scende, seguendo la psicologia degli investitori del momento.

Un’ultima cosa

Anche se ad un certo punto molti fondi a gestione attiva cominciassero a battere sistematicamente il mercato, presto ci sarebbe uno spostamento di capitali dagli ETF a questi fondi attivi, poiché sarebbe la soluzione più razionale.

Sta ora ai gestori attivi mostrare la loro bravura e fare il loro lavoro, anziché spendere il tempo a criticare questo strumento.

Per concludere, gli ETF rimangono uno degli strumenti migliori a disposizione dell’investitore non professionista, perché offrono rendimenti superiori a costi inferiori.

Ma, poiché sono solo strumenti finanziari devono essere sempre inseriti all’interno di un piano di investimento personale, che tenga conto della tua situazione, del tuo patrimonio e dei tuoi obiettivi di vita. 

Per questa ragione abbiamo creato Lixi Strategy, l’unico corso di educazione finanziaria italiana che parte da te e dalle tue necessità per arrivare al tuo piano di investimento.

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A presto,

Lorenzo

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