Economia-comportamentale

Conoscere l’Economia Comportamentale: l’arma segreta dell’investitore

di Lorenzo Brigatti

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Quando si parla di investimenti, molta gente si preoccupa subito agli aspetti più tecnici: andamento dei mercati, scelta dei prodotti, settori più promettenti… Ma per gli investitori c’è un aspetto ancora più importante da considerare, che può fare la differenza tra un guadagno ed una perdita: la gestione delle proprie emozioni.

Perché gestire le proprie emozioni è così importante?

Come prendere decisioni migliori

Ti è mai capitato di sentir parlare un economista in televisione e pensare che quello che stava dicendo non avesse senso?

Magari ti sei detto: “E’ colpa mia, di economia non ne so granché e di sicuro un professore con anni di studi accademici alle spalle sa di cosa sta parlando”.

Purtroppo non è sempre così, anzi il più delle volte può darsi che non sia colpa tua.

O il presunto “professionista” non è in grado di spiegarsi (grave), oppure sta descrivendo una realtà basata su teorie che non hanno senso.

All’università di economia infatti vengono insegnate teorie economiche superate, o quantomeno impossibili da connettere alla realtà di tutti i giorni.

L’esempio più clamoroso è quello dell’homo oeconomicus, o per dirla in modo più semplice del consumatore perfettamente razionale.

Secondo questa teoria chiunque partecipa ad un mercato, vuole solo massimizzare la sua utilità personale, subito.

Tradotto in termini più facili, significa che vuole fare di tutto per guadagnare senza guardare in faccia a nessuno.

E questo senza essere influenzato da amici, venditori o maestri.

Questo essere mitologico decide tutto basandosi solo su se stesso, e non considerando nient’altro.

È una sorta di supercomputer egoista sempre impegnato a decidere qual è l’alternativa migliore, che alla fine trova sempre.

Un po’ come Spock di Star Trek per capirci.

Non è necessario avere una laurea in economia per capire che questa teoria è una boiata.

Tutti noi abbiamo pulsioni e bisogni influenzati dall’ambiente in cui viviamo, dalle persone che abbiamo intorno, da come ci svegliamo la mattina e da un milione di altre cose.

Fortunatamente l’economia ha cominciato ad accorgersi di questo grave errore e, da qualche anno, c’è una branca specifica che studia come si comportano le persone quando devono maneggiare il denaro: l’economia comportamentale.

L’economia comportamentale studia casi concreti di come le persone si comportino con il loro denaro.

Non come si dovrebbero comportare, ma quello che effettivamente fanno.

È l’ambito più pratico dell’economia e personalmente il mio preferito.

Proprio per la sua praticità l’economia comportamentale è fantastica per chiunque voglia investire.

Studiandola a fondo potrai migliorare il tuo rapporto con il denaro e gestire le tue emozioni quando investi, soprattutto durante i momenti in cui il mercato è più negativo.

Non solo, potrai scoprire quali sono gli errori più comuni che un investitore commette e come evitarli.

Insomma: padroneggiare l’economia comportamentale è la vera arma segreta dell’investitore.

Investire: dalla teoria alla pratica

Quando si parla di investimenti, spesso le persone sono convinte che sia sufficiente avere un minimo di conoscenza tecnica (distinguere azioni da obbligazioni, ad esempio) per essere pronti ad investire.

Capire l’importanza di avere degli obiettivi di investimento ben definiti, sia in termini di quantità di denaro che di tempo, e usare il giusto mix di prodotti finanziari per raggiungerli.

Avere un piano di investimento ben preciso e applicarlo è sicuramente un passaggio fondamentale per investire al meglio.

Purtroppo, però, la parte di esecuzione pratica non è per nulla semplice.

Non lo è perché si scontra con la vita di tutti i giorni.

Stress sul lavoro, spese impreviste oppure un partner che non sempre condivide le tue scelte in tema di investimenti sono problemi la cui soluzione non si trova su nessun libro di economia.

La realtà quotidiana in cui dobbiamo prendere decisioni è molto caotica, e questo influenza pesantemente la qualità delle nostre scelte, anche quelle di investimento.

Quanto pesantemente? Guarda questo grafico.

La colonna a sinistra mostra quanto un investitore avrebbe potuto guadagnare se avesse comprato nel 1995 un ETF che replicava lo S&P, uno degli indici americani più famosi, e avesse lasciato i suoi soldi fermi per i vent’anni successivi.

Un 9,9% annuale, niente male.

Quanto ha portato a casa invece l’investitore medio?

Il 5,2%.

Una differenza di quasi 5 punti percentuali.

Questa differenza è enorme.

Giusto per capirci, se investi i tuoi soldi e ottieni un rendimento del 7,2% netto all’anno, li raddoppierai in 10 anni.

Il “Behavioral Gap”

Com’è possibile una differenza così marcata tra quello che ha portato a casa un investitore e come è andato davvero il mercato?

Ci sono due spiegazioni principali:

1. Gli investitori hanno comprato e venduto nei momenti sbagliati.

Hanno comprato presi dall’euforia quando i prezzi salivano alle stelle e hanno venduto presi dalla paura quando i prezzi sono ritornati a livelli più bassi.


2. Non sono stati in grado di gestire al meglio i loro investimenti.

Hanno comprato prodotti non adatti ai loro obiettivi o orizzonti temporali (probabilmente mal consigliati), oppure si sono montati la testa dopo un paio di investimenti andati bene per pura fortuna.

Questo fenomeno è chiamato behavioral gap, cioè quanto può fare la differenza il tuo comportamento in termini di rendimento.

Avere una conoscenza dei prodotti finanziari e comprare quelli che sono i migliori non è sufficiente, se non conosci te stesso e come reagirai alle loro oscillazioni.

Anche i prodotti migliori del mondo falliscono se non sono utilizzati correttamente e cioè se non vengono incasellati in un piano di investimento creato su misura per soddisfare le tue esigenze.

A proposito di Behavior Gap, c’è un famoso financial planner americano e autore che ha scritto un libro di sketch e disegni intuitivi su questo: Carl Richards.

Se ti interessa, ne hanno parlato Luca e Gian Mario in questa puntata del Wikilix Podcast, dove hanno approfondito 3 bias ed errori comuni dell’investitore medio.

Un aiuto pratico per investire meglio

Tutto molto bello, ma in modo pratico come può aiutarti lo studio dell’economia comportamentale a diventare un investitore migliore?

Per prima cosa ti aiuterà ad acquistare maggiore consapevolezza della tua personalità da investitore.

Capirai quanto ti puoi permettere di investire senza star male (in termini tecnici, qual è la tua tolleranza al rischio) e quali sono gli errori che commetti più spesso.

E che ti costano più soldi.

Questi errori derivano da alcuni comportamenti inconsci, chiamati bias, che influenzano le nostre scelte senza che noi ce ne accorgiamo.

Conoscerli e sapere come correggerli è uno dei passi fondamentali da intraprendere se vuoi diventare un ottimo investitore, e nei prossimi articoli analizzerò in maniera approfondita tutto quello che devi sapere per non commettere errori emozionali quando investi.

Per il momento, comincia ad essere più consapevole delle tue emozioni quando investi e cerca di capire cosa ti frena o ti fa agitare di più.

Sono sicuro che troverai la risposta al tuo problema nei prossimi articoli di questa serie.

A presto,

Lorenzo

di Lorenzo Brigatti

Behavioral Finance Editor e Product Manager di Lixi Invest

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